Ambulatorio Comunità Israelitica

Autore:
Patrizia Baldi
Indirizzo:
Via Panfilo Castaldi, 27, Milano, MI, Italia

«Dai nostri fratelli della Comunità Israelitica di Milano mi è stato assegnato un posto di responsabilità in un momento quanto mai doloroso e difficile per gli ebrei d’Italia».

Gino Emanule Neppi

(Archivio Fondazione CDEC, Fondo Comunità Israelitica di Milano)

I profughi assistiti dalla Delasem a Milano possono usufruire di un servizio fondamentale svolto dal 1940 da diversi medici ebrei: l’ambulatorio medico della Comunità Israelitica. Nel momento in cui la situazione dei profughi mostra tutta la sua drammatica consistenza, qualcuno pensa che i vari sussidi possano non essere sufficienti. Alcuni dei nuovi arrivati sono giunti in città provati dalla fuga. Sono psicologicamente fiaccati e indeboliti nel fisico. Il loro stato di salute diventa una priorità per quei medici ebrei, che a causa della legislazione antiebraica fascista possono svolgere solo la libera professione e visitare unicamente i propri correligionari e solo in casi eccezionali i non ebrei. Tra questi, il dott. Gino Emanuele Neppi, medico condotto del Comune di Milano e consigliere comunale, allontanato dal servizio a causa del Regio Decreto Legge del 17 novembre 1938 n. 1728.

All’inizio del 1940 Neppi, che è anche Consigliere della Comunità Israelitica, si rivolge al suo ex superiore, il prof. Carlo Alberto Agazzi, Ufficiale Sanitario della città proponendogli di istituire un servizio ambulatoriale per il controllo e la cura dei profughi ebrei. Il suo intento è quello di evitare l’insorgenza e la propagazione di malattie infettive tra persone che, non potendo ricevere adeguata assistenza medica, possono costituire un veicolo per la l’intera comunità milanese. L’Ufficiale Sanitario accoglie la richiesta e la sottopone al podestà, Marcello Visconti di Modrone, che dà il suo benestare.

Comincia così, il 28 aprile 1940, l’attività dell’Ambulatorio della Comunità Israelitica in via Panfilo Castaldi 27. Si tratta degli stessi spazi nei quali un medico condotto, cioé un medico alle dipendenze comunali, al mattino visita gli ammalati indigenti non ebrei. Al pomeriggio i medici della Comunità Israelitica assicurano le cure sia ai profughi in transito che a quelli che si fermano, ma anche ai cittadini ebrei ne fanno richiesta. Il Comune di Milano sottoscrive un accordo con l’Ambulatorio e Gino Emanuele Neppi viene nominato dirigente per svolgere quel particolare servizio. L’accordo prevede che il Comune metta a disposizione anche le strutture polispecialistiche dell’Ufficio di Igiene e che tutte le preparazioni galeniche, i farmaci prescritti e le richieste mediche debbano essere scritte su un ricettario con intestazione “Comune di Milano – Ambulatorio per la Comunità Israelitica”.

Sebbene l’Ufficiale Sanitario proponga la distribuzione gratuita dei farmaci, Neppi e il Presidente della Comunità Ebraica di Milano, Federico Jarach, alla fine di ogni mese corrispondono al Comune la spesa sostenuta. Le prestazioni specialistiche invece vengono fornite gratuitamente dal Comune, come i ricoveri ospedalieri dei profughi e dei cittadini ebrei indigenti, secondo quanto di volta in volta prescritto dai medici dell’ambulatorio. Quindi si tratta di un’assistenza completa che permette a medici e pazienti di superare le traversie della burocrazia.

Tra l’aprile del 1940 e il settembre del 1943 si possono stimare punte giornaliere, soprattutto nei primi tempi, anche di 70 pazienti, che riflettono le linee guida di Neppi, il quale invita i propri colleghi a svolgere celermente le visite, così da garantire l’assistenza al maggior numero di persone, rimandando agli specialisti i casi più complessi e delicati. Nell’ambulatorio infatti altri medici ebrei offrono le proprie competenze e la propria disponibilità. Tra questi il dott. Marcello Cantoni e i professori Giorgio Segre, Benedetto Formiggini, Aldo Fiorentino, Oscar Benarojo e Nathan Cassuto, Marcello Lusena per le consulenze.

A causa dei bombardamenti, la sede di via Castaldi viene distrutta il 12 febbraio 1943. Neppi chiede e ottiene dal Comune una nuova sede al dazio di Porta Venezia. Dopo l’8 settembre 1943 la situazione precipita. Neppi riprende il servizio ambulatoriale nella sua abitazione privata, in via Boscovich 30. Qui il 6 novembre i tedeschi fanno irruzione e lo catturano. Verrà deportato ad Auschwitz da dove non farà più ritorno.

A Liberazione avvenuta, i primi di maggio del 1945 Raffaele Cantoni, Commissario Straordinario della Comunità Israelitica di Milano, chiede e ottiene dal Comune di riaprire l’Ambulatorio di Porta Venezia, per curare e assistere i reduci dai lager nazisti. Con l’aumento del numero di profughi, l’Ambulatorio viene spostato in via dell’Unione 5 e riorganizzato, sotto la direzione dell’American Joint Distribution Committee.

Non ci sono targhe che commemorino l’Ambulatorio di via Panfilo Castaldi 27, mentre in via Boscovich 30 una Pietra d’Inciampo è stata posata per Gino Emanuele Neppi, deportato ad Auschwitz, ucciso in data ignota.

Sitografia

http://digital-library.cdec.it/cdec-web/persone/detail/person-5722/neppi-gino-emanuele.html

http://digital-library.cdec.it/cdec-web/persone/detail/person-it-cdec-eaccpf0001-000069/cantoni-marcello.html

Bibliografia:
  • A. F. Costantini, I luoghi della memoria ebraica di Milano , Mimesis, Sesto San Giovanni 2016.
  • B. M. Paganoni (a cura di), Per ricostruire e ricostruirsi. Astorre Mayer e la rinascita ebraica tra Italia e Israele , Franco Angeli, Milano, 2010.
  • R. Paini, I sentieri della speranza. Profughi ebrei, Italia fascista e “la Delasem” , Xenia, Milano 1988.
  • A. Sarano, Sette anni di vita e di opere della Comunità Israelitca di Milano (Aprile 1945 – Maggio 1952) , Edito a cura del “Bollettino”, Tipografia Saita, Busto Arsizio 1952.