Carcere di San Vittore

Autore:
Patrizia Baldi
Indirizzo:
Piazza Gaetano Filangieri, 2, Milano, MI, Italia

«Ero impiegato all’ufficio sanitario del Comune di Milano, fui subito chiamato telefonicamente dal comando tedesco, mi dissero che cercavano qualcuno per combattere le malattie infettive al carcere di San Vittore. Ci andai lo stesso. Appena entrato, fui ricevuto da due ufficiali, i quali mi dissero di non trattare con gli ebrei, che gli ebrei, lì, erano considerati pidocchi e trattati di conseguenza».

Vincenzo Stella, medico del carcere (testimonianza raccolta da Liliana Picciotto in Gli ebrei in provincia di Milano: 1943/1945. Persecuzione e deportazione)

Il complesso carcerario è costituito da tre distinti corpi di fabbrica: uno anteriore verso piazza Filangieri, uno intermediario con diverse destinazioni e il terzo di forma panottica o a raggi, per le celle dei detenuti. Al centro del terzo edificio si trova una grande rotonda, da cui si diramano sei raggi. Una cinta muraria, completamente ricostruita per ragioni di sicurezza, circonda gli edifici. La direzione dei lavori viene affidata all’Ingegner Francesco Lucca, autore del progetto, dopo la sua morte viene assunta da Antonio Cantalupi. Il giorno 24 giugno 1879 ha inizio la traduzione dei detenuti dalle varie carceri cittadine.

Il 10 settembre 1943, appena occupata la città, i tedeschi requisiscono alcuni raggi del carcere. Di questi, uno viene destinato agli ebrei, altri due ai detenuti politici e un terzo ancora ai soldati tedeschi colpevoli di reati militari. A capo della sezione tedesca è Helmut Klemm (sostituito poi tra febbraio e marzo da Leander Klimsa), che ne risponde a Theodor Saevecke, Capo del Comando avanzato della Polizia di Sicurezza di Milano, a sua volta agli ordini di Walter Rauff, Capo del Super Comando Gruppo Lombardia. I rastrellamenti e gli interrogatori sono affidati alla SS Otto Koch. La questura milanese continua a gestire il resto del carcere per reati comuni o politici. Nel quadro della persecuzione antiebraica in Italia, San Vittore rappresenta il luogo di raccolta, detenzione, ma anche di sevizie, di maltrattamenti e di stenti degli ebrei arrestati a Milano come nella provincia, nella zona di frontiera italo-svizzera e nel Nord, tra cui Genova e Torino, in attesa della deportazione nei lager nazisti o verso i campi di transito. Gli ebrei vengono detenuti inizialmente all’ultimo piano del IV° raggio e poi, col progressivo incremento degli arresti, anche ai piani inferiori. Tra l’aprile e il maggio del 1944 vengono concentrati in camere site all’ultimo piano del V° raggio. Negli interrogatori cui sono sottoposti, vengono utilizzati metodi violenti, in alcuni casi fino a provocarne la morte, per estorcere loro informazioni su altri ebrei e per accaparrarsi i loro beni. Nel carcere permane un clima di terrore che porta alcuni di loro alla disperazione. Nessuna eccezione alla dura detenzione viene fatta nei confronti dei neonati come degli anziani: freddo, fame, assenza di cure mediche, sono esperienza comune dei carcerati ebrei, trattati con asprezza maggiore rispetto ai prigionieri politici e comuni. Al di fuori dei tedeschi, gli ebrei hanno contatti unicamente con i detenuti politici incaricati di distribuire i pasti e con i secondini, alcuni dei quali, mossi a pietà, cercheranno di alleviarne le pene. Ci furono vittime all’interno del carcere tra i detenuti ebrei, fra queste: Livia Bianchini e Joseph Calef a causa dei disagi; Alberto Segre per malattia; Salomon Rath sbranato dal cane del carceriere durante un interrogatorio; Wilhelm Weinberg suicida; Tullio Colombo e Carlo Mallowan condotti fuori dal carcere e assassinati. A seguito dell’ordinanza di Polizia n. 5 del 30 novembre 1943, del Ministero dell’Interno della Repubblica Sociale Italiana, che decreta l’arresto degli ebrei di ogni nazionalità, il numero delle catture e delle retate subisce un incremento: solo in provincia di Milano vengono prese circa 300 persone. Tra il 6 dicembre 1943 e il 15 gennaio 1945 da San Vittore partiranno diversi trasporti di ebrei o comprendenti ebrei verso Auschwitz-Birkenau, Bergen-Belsen, Fossoli, Verona e Bolzano. All’indomani del 25 aprile 1945, San Vittore verrà liberato dalle Brigate Matteotti.

In piazza Filangieri, posta alla sinistra dell’ingresso del carcere, una lapide ricorda tutti i cittadini detenuti a San Vittore dopo l’8 settembre 1943 fino alla Liberazione.

Bibliografia:
  • Luigi Borgomaneri, Hitler a Milano. I crimini di Theodor Saevecke capo della Gestapo , Datanews, Roma 1997.
  • Enzo Collotti, Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali in Italia , Editori Laterza, Bari 2003.
  • Enzo Collotti, Renato Sandri, Frediano Sessi (a cura di), Dizionario della Resistenza , Einaudi, Torino 2006.
  • Liliana Picciotto Fargion, Gli ebrei in provincia di Milano: 1943/1945. Persecuzione e deportazione , Provincia di Milano; Fondazione centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Proedi 2004 (seconda edizione).