Mensa di guerra

Autore:
Mirco Carrattieri
Indirizzo:
Piazza Diaz, Milano, MI, Italia

«La parola d’ordine in tempo di guerra è di utilizzare ogni energia, sfruttare ogni risorsa».

Dal Corriere della Sera, 26 settembre 1941

La Seconda guerra mondiale è un conflitto totale che sconvolge la vita delle società impegnate in guerra anche lontano dal fonte.

In particolare nell’Italia dopo il 1940 le dure condizioni imposte dalla guerra vanno ad aggiungersi alle restrizioni imposte dalla dittatura e dall’impegno ininterrotto in campagne militari da parte del regime a partire dal 1935.

A partire dal 1942 le condizioni peggiorano ulteriormente a causa dell’intensificarsi dei bombardamenti; e dopo l’8 settembre delle razzie tedesche.

In particolare la fame è una condizione diffusa e permanente nell’Italia in guerra.

Già il 6 maggio 1940, quindi prima ancora dell’ingresso nel conflitto, il regime dispone il razionamento dei consumi e l’introduzione della carta annonaria (Legge n. 577). In luglio limita alcuni generi di consumo voluttuario (il caffè, la pasticceria); da ottobre i grassi; da dicembre pasta e riso; da settembre patate, uova, formaggio, legumi. Nel settembre 1941 si proibisce la vendita di dolci e carne in scatola; e si irreggimentano il latte e la carne. Dall’ottobre 1941 è razionato anche il pane (di cui già era stato aumentato il tasso di abburattamento), la cui quota è fissata a 200 g giornalieri che scendono a 150 nel marzo 1942.

I prodotti soggetti al controllo sono distribuiti dietro presentazione di una carta annonaria che fissa precise quantità pro capite; ma questi provvedimenti alimentano un diffuso mercato nero. Nemmeno le leggi speciali per la disciplina degli ammassi assicurano una razionale gestione dei beni per la sussistenza.

L’occupazione nazista acuisce i problemi alimentari già esistenti: le sistematiche espropriazioni delle riserve di cibo attuate dai tedeschi e le difficoltà nei trasporti delle derrate minano alla base un sistema di approvvigionamenti che ha sempre funzionato con scarsa efficienza.

Per far fronte all’emergenza, le campagne contro gli sprechi alimentari, per l’utilizzo di avanzi e surrogati nella dieta quotidiana, per aumentare e migliorare le produzioni agricole diventano sempre più martellanti. Nelle città si improvvisano anche provvedimenti straordinari come gli “orti di guerra”, introdotti nelle grandi città a partire dall’estate 1942; e le mense popolari a prezzi calmierati, diffusesi a partire dal 1943.

A Milano numerosi sono gli orti di guerra, tra i quali famosi quelli nelle aiuole del Duomo e del Castello sforzesco dove si coltiva grano.

Non è raro assistere al formarsi di lunghe file di persone davanti ai portoni di conventi e caserme in attesa della distribuzione degli avanzi di cibo. Le grandi aziende accolgono nelle mense aziendali anche i familiari degli operai. E dal 1943 si mobilita anche il Comune, che istituisce mense popolari per sinistrati, profughi, sfollati, indigenti. Oltre 100 locali, tra i quali anche Biffi e Commercio, vengono poi trasformati in ristoranti di guerra che offrono pasti completi a 17 lire (ma il loro valore nutritivo è sotto le 2000 calorie giornaliere).

La Civica azienda mense di guerra sorge nel 1943 e dal marzo 1945 ha sede in via Verdi nei locali della ex unione nazionale. 16 sono i punti di ristoro, tra i quali quello di piazza Diaz, nel quartiere Bottonuto, l’antica zona popolare, pittoresca e malfamata, situata tra piazza Duomo e via Larga.

Nell’aprile 1945 la mensa di via Diaz viene requisita dal comando alleato che la destina alle truppe di occupazione; resta aperta fino all’inizio del 1946.

Sitografia

https://www.raiplay.it/video/2016/12/Il-tempo-e-la-Storia—Milano-in-guerra-del-01122016-1625a307-6df0-4ee1-ad6f-3c959ea533db.html

https://www.bellaciaomilano.it/cd-guerra-2.html

https://guerrainfame.it/secondaguerra

Bibliografia:
  • P. Luzzato Fegiz, Alimentazione e prezzi in tempo di guerra 1942-1943 , «Annali triestini», 1948, 18.
  • C. Cederna, M. Lomardi, M. Somarè, Milano in guerra , Feltrinelli, Milano 1979.
  • M. Mafai, Pane nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale , Mondadori, Milano 1987.
  • M. Legnani, Consumi di guerra. Linee di ricerca sull’alimentazione in Italia nel 1940-43 , in Guerra vissuta guerra subita, Clueb, Bologna 1991, pp. 109-118.
  • A. De Bernardi, Alimentazione di guerra , in Luca Alessandrini, Matteo Pasetti, a cura di, 1943: guerra e società, Viella, Roma 2015.