Palazzo dell’Informazione

Autore:
Mirco Carrattieri
Indirizzo:
Piazza Cavour, 2, Milano, MI, Italia

«Nell’ora solenne che incombe sui destini della patria – Badoglio è nominato capo del governo – un proclama agli italiani del re imperatore che ha assunto il comando di tutte le forze armate – l’Italia troverà la via della riscossa – governo militare nel paese con pieni poteri», dal titolo del “Popolo d’Italia” del 26 luglio 1943, 207, mai uscito

La parabola del Mussolini fascista aveva avuto il suo punto di partenza nel distacco dal socialismo neutralista e dalla fondazione, il 15 novembre 1914, del quotidiano “Il Popolo d’Italia”. Il nuovo giornale, finanziato da imprenditori italiani ed esteri attraverso la mediazione di Filippo Naldi, aveva una foliazione di quattro pagine e il sottotitolo “giornale socialista”. La sede era originariamente nel “covo” di Via Paolo da Cannobio 35.

Nel dopoguerra “Il Popolo d’Italia” era diventato il giornale di riferimento dei reduci, poi dei legionari dannunziani e quindi del nascente movimento fascista.

Le nuove esigenze, compreso il varo dell’edizione del lunedì, avevano spinto Mussolini a intraprendere un prestito obbligazionario per dotarsi di una sede più funzionale. Il 15 novembre 1920 la direzione era stata trasferita in Via Lovanio 10, angolo via Moscova; la nuova sede, terminata nel 1923, era molto più grande della precedente e disponeva di una tipografia interna e di un magazzino per la carta.

Nel 1923 la direzione era passata a Arnaldo Mussolini, che alla morte, nel 1931, era stato sostituito dal figlio Vito.

Con l’avvento a segretario di Achille Starace il giornale aveva raggiunto le 142.000 copie e nel 1936 Mussolini aveva scelto come caporedattore Giorgio Pini, che aveva varato una nuova linea incentrata sulla politica estera. Il coinvolgimento dei giovani del Guf aveva accentuato i toni del giornale, sia nella campagna razziale che in quella corporativa.

All’apice del consenso, Mussolini progetta quindi di costruire una nuova e prestigiosa sede nell’ambito del riordino di piazza Cavour, dopo la demolizione del vecchio Politecnico e dell’Hotel omonimo, nella zona che già aveva ospitato la prima Università e il naviglio interno.

Affida il compito all’architetto razionalista Giovanni Muzio, che visita insieme a una commissione di esperti le sedi dei principali quotidiani europei e statunitensi, in modo da adottare le più innovative tecniche di stampa e di realizzare una struttura avanzata dal punto di vista costruttivo e produttivo.

Nel 1938 iniziano i lavori che vengono portati a termine nel 1942, con una spesa di circa 18 milioni di lire.

Ne risulta un complesso suddiviso in due corpi: un volume principale verso piazza Cavour (caratterizzato da una facciata monumentale e simmetrica interamente ricoperta di marmo vicentino) e uno secondario lungo via del vecchio Politecnico. Il palazzo rappresentativo accoglieva tutti gli spazi di direzione, amministrazione e quelli destinati al pubblico; l’ala adiacente invece ospitava la redazione e la produzione, seguendo con la la logistica del lavoro editoriale. L’ingresso centrale era impreziosito dal balcone in porfido e dal grande bassorilievo, entrambi opera di Mario Sironi, autore anche del mosaico dal titolo Il lavoro fascista la cui parte centrale era stata presentata alla VI Triennale di Milano nel 1936. Era anche previsto un faro rotante sul tetto, quale simbolo dell’ininterrotta attività pubblicistica anche nelle ore notturne.

Inoltre il complesso prevedeva una vasta gamma di attrezzature collettive utili per facilitare la vita quotidiana di redattori e impiegati: mense, palestre, docce, televisione e un cinema per seicento persone, a cui si aggiungevano servizi postali e bancari, un’agenzia di viaggio e uno sportello delle ferrovie dello stato.

Il nuovo “Palazzo del Popolo d’Italia” viene inaugurato il 20 ottobre 1942.

L’edizione di lunedì 26 luglio 1943 era stata già impaginata per la stampa quando gruppi di partigiani penetrano nel Palazzo e ne impediscono l’uscita.

Durante la Repubblica sociale italiana il giornale rimane chiuso per volere dello stesso Mussolini. Le strutture vengono cedute nel 1944 all’industriale milanese Gian Riccardo Cella.

Dal maggio 1945 il palazzo noto ora come Palazzo dell’informazione o dei Giornali , è sede della redazione del “Giornale Lombardo”; in seguito ha ospitato ospitato diverse prestigiose testate, tra cui “Il Giorno” e numerose agenzie di stampa internazionali.

Nel 2018 vi si è tenuta una importante mostra sull’archivio fotografico del “Popolo d’Italia”.

Sitografia

http://www.ordinearchitetti.mi.it/it/mappe/itinerari/edificio/h

https://www.centroculturaledimilano.it/wp-content/uploads/2013/11/Il-Palazzo-dellInformazione-di-Rossana-Bossaglia.pdf

http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/3m080-00096/

Bibliografia:
  • G. Pini, La terza sede del “Popolo d’Italia” , “Il Popolo d’Italia”, 20 ottobre 1942.
  • M. Grandi, A. Pracchi, Milano. Guida all'architettura moderna, Architettura, città e regime , Zanichelli, Bologna 1980, pp. 216-227.
  • AA. VV., Il Palazzo dell'Informazione , Milano 1989.
  • F. Irace, Giovanni Muzio 1893-1982 , Electa, Milano 1994.
  • G. Gramigna, S. Mazza, Milano. Un secolo di architettura milanese dal Cordusio alla Bicocca , Hoepli, Milano 2001, p. 199.
  • M. Borghi, La stampa della Rsi , Guerini, Milano 2006.