Palazzo Odescalchi

Autore:
Patrizia Baldi
Indirizzo:
Via dell'Unione, 5, Milano, Metropolitan City of Milan, Italy

« … in Comunità il lavoro è di una tale mole e talmente complesso che la giornata è troppo corta per quello che vi è da fare ».
Alfredo Sarano, Segretario della Comunità Israelitica di Milano

(Sette anni di vita e di opere della Comunità Israelitica di Milano (Aprile 1945 – Maggio 1952))

Nell’area dove sorgeva originariamente l’Albergo del Falcone, una foresteria per pellegrini, rimaneggiata nel ‘400 dal Bramante, si trova Palazzo Erba Odescalchi, già Palazzo Cusani, che porta l’impronta cinquecentesca dell’architetto Pellegrino Tibaldi. La facciata è impreziosita dai busti di imperatori romani posti sopra i timpani delle finestre al primo piano.

La Comunità Ebraica di Milano rinasce qualche giorno dopo la Liberazione, il 28 aprile 1945, con la nomina di Raffaele Cantoni commissario straordinario per la gestione della comunità stessa da parte del Comitato di Liberazione Nazionale. Il suo primo compito consiste nell’insediarsi, rimettere in piedi le istituzioni e organizzare le attività assistenziali, religiose ed educative. Si tratta di un lavoro di ricostruzione immenso, che viene attuato con una rapidità straordinaria e reso possibile dal contributo degli ebrei milanesi e dalle sovvenzioni di diversi enti.

In via Guastalla, accanto al Tempio andato distrutto con i bombardamenti dell’estate del 1943, sono rimasti in piedi alcuni locali occupati da sfollati. Con un tavolo posto in cortile comincia la registrazione dei primi scampati. Qui si insediano la direzione e la segreteria della comunità. Ma i vertici nella comunità devono anche trovare i mezzi per assistere gli ebrei usciti dalla clandestinità e i profughi che affluiscono a Milano. È l’American Joint Distribution Committee, il Joint, l’ente che nel 1945 copre il 70% dei costi per l’assistenza agli ebrei profughi italiani e stranieri e alla comunità milanese. Per il resto la comunità può contare su offerte e prestiti. Si tratta di sostenere con sussidi e beni materiali diverse migliaia di ebrei, sfollati come profughi. Per tre anni il Joint sosterrà economicamente questi servizi, fin quando la comunità non sarà in grado si reggersi autonomamente, mentre l’assistenza ai profughi proseguirà separatamente fino agli anni ‘60. Tra i benefattori privati più generosi spiccano i nomi di Sally Mayer e Carlo Shapira, due industriali che hanno sperimentato sulla propria pelle l’esperienza dell’immigrazione. Lo Stato avrà un ruolo assai marginale nella ricostruzione delle Comunità, mentre il Comune di Milano provvederà con generosità.

Ai primi di maggio Cantoni ottiene dal leader del Partito d’Azione, Riccardo Lombardi, lo stabile di via dell’Unione 5, Palazzo Odescalchi, quale sede della attività assistenziali e religiose della comunità, messo a disposizione dal Comune. La gestione dell’assistenza è affidata al Joint, alla Brigata Ebraica e agli ebrei italiani. Via Unione è il riferimento nel primo dopoguerra sia per i reduci, le cui abitazioni sono state occupate da altri e i beni svenduti, che per i profughi in cerca un rifugio provvisorio, che si adattano a dormire ovunque, persino sulle scale. Vengono creati una mensa casher e un dormitorio, e viene spostato qui l’ambulatorio medico riaperto da Marcello Cantoni. Si tratta comunque di spazi insufficienti. Altri luoghi di accoglienza e campi di transito nasceranno intorno a Milano.

Ma Palazzo Odescalchi è anche il luogo di connessione tra quegli stessi profughi, gli alleati e la comunità. È il luogo che testimonia la volontà di risollevarsi. Da qui riprende rapidamente a fiorire la vita culturale e religiosa della comunità, con l’apertura della Sinagoga e dell’ufficio rabbinico affidati a Rav Ermanno Friedenthal, nonché degli uffici di diversi enti ebraici milanesi.

Nel cortile di Palazzo Odescalchi, una lapide posta vicino all’ingresso ricorda il ritorno alla vita della Comunità Ebraica di Milano.

Bibliografia:
  • AA.VV., Bollettino della Comunità Israelitica di Milano , I, n.1, 22 giugno 1945.
  • G. Maifreda, La riaggregazione della comunità israelitica di Milano (1945-1953) , in “Storia in Lombardia”, nn. 2-3, pp.619-642.
  • M. Paganoni (a cura di), Per ricostruire e ricostruirsi. Astorre Mayer e la rinascita ebraica tra Italia e Israele , Franco Angeli, Milano, 2010.
  • A. Sarano, Sette anni di vita e di opere della Comunità Israelitca di Milano (Aprile 1945 – Maggio 1952) , Edito a cura del “Bollettino”, Tipografia Saita, Busto Arsizio 1952.
  • G. Schwarz, Ritrovare se stessi. Gli ebrei nell’Italia postfascista , Editori Laterza, Roma-Bari 2004.