Sinagoga centrale

Autore:
Patrizia Baldi
Indirizzo:
Comunita' Ebraica Di Milano, Via della Guastalla, 19, Milano, MI, Italia

«Appena entrato capii, dall’espressione di sgomento dei presenti, di essere caduto in mano di quegli assassini. Al tavolo del rabbino era seduto un uomo dallo sguardo torvo che stava interrogando uno a uno i malcapitati».
Alberto Bassi


(Archivio Fondazione CDEC, Fondo Massimo Adolfo Vitale)

Costruita nel 1892 su progetto dell’architetto Luca Beltrami, rispecchia le caratteristiche dei templi israelitici del periodo postemancipatorio. Colpita dai bombardamenti dell’agosto 1943, che ne lasciano integra solo la facciata, verrà riedificata nel 1947 ad opera degli architetti Manfredo D’Urbino ed Eugenio Gentili Tedeschi.

L’8 novembre 1943 i tedeschi irrompono, con un’azione a sorpresa, in via Guastalla 19, nella sede della Comunità Israelitica di Milano. Il Tempio è andato distrutto l’estate precedente, il 13 agosto 1943, a causa di una bomba incendiaria. Il lavoro di assistenza della Comunità milanese verso i più poveri, ebrei italiani e stranieri, prosegue malgrado i grossi rischi per tutti negli uffici rimasti illesi. I tedeschi vestiti con abiti borghesi sono capeggiati da Otto Koch, la SS che ha il compito di rastrellare la città in cerca di ebrei per arrestarli e interrogarli. In quel momento sono presenti una quindicina di persone giunte in Comunità per svariate ragioni: chi per avere informazioni, chi per denunciare un decesso, chi per fare richiesta di sussidio.

I tedeschi occupano l’ufficio del Rabbino e cominciano a interrogare i presenti, uno alla volta. Poi li scortano nel piccolo cortile che guarda il cancello sul lato di via Guastalla. Tra i sequestrati dai tedeschi, Lazar Araf, un profugo bulgaro, ha l’istinto di scappare. Cerca una via di fuga in direzione delle rovine della sinagoga, ma la direzione che ha preso non gli lascia scampo. Alle calcagna ha Otto Koch e il suo interprete. Koch impugna una rivoltella, Araf riesce a bloccarlo contro un muro ma Koch risponde con un colpo di pistola, uccidendolo. Nella confusione, altre due persone cercano la salvezza, saltando oltre un muricciolo del giardino del Tempio. A testimoniare l’accaduto è Alberto Bassi, addetto alla sinagoga e impiegato della comunità.

Il gruppo è in stato di arresto e viene tradotto nel carcere di San Vittore, mentre Bassi e il portiere di via Guastalla 19 saranno condotti da Koch e dal suo assistente prima all’Albergo Regina, e poi a Villa Luzzatto in via Marenco per un nuovo interrogatorio, dove verranno picchiati. Entrambi vengono portati poi a San Vittore, nell’ufficio matricola, picchiati e obbligati nuovamente a spogliarsi, come è già avvenuto nelle ore precedenti. Alberto Bassi viene interrogato un’altra volta: Koch vuole sapere dove sono nascosti il Rabbino e il Presidente della Comunità Israelitica. Fa pressione su Bassi, convinto che esista un tesoro della Sinagoga: si fa condurre da lui nella cantina del Tempio, ma non trovano che argenteria, Bibbie, arredi sacri e tappeti, subito requisiti dai tedeschi. Bassi viene rinviato a San Vittore, nel raggio denominato “Campo di Concentramento degli ebrei”. Verrà deportato ad Auschwitz, come anche altre persone arrestate quel giorno, ma riuscirà a salvarsi e dopo la guerra riprenderà il suo lavoro in via Guastalla.

Sul muro sinistro, che fiancheggia l’ingresso del Tempio è stata posta una lapide a ricordo degli ebrei di Milano vittime della Shoah tra il 1943 e il 1945.

Bibliografia:
  • Liliana Picciotto Fargion, Gli ebrei in provincia di Milano: 1943/1945. Persecuzione e deportazione , Provincia di Milano. Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Proedi Milano 2004 (seconda edizione).
  • Ead., Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-1945) , ricerca della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, (Edizione 2001. Altri nomi trovati), Milano 2002.
  • Alfredo Sarano, Sette anni di vita e di opere della Comunità Israelitica di Milano (Aprile 1943 – Maggio 1952) , edito a cura del “Bollettino”, Tipografia Saita, Busto Arsizio 1952.