Teatro alla Scala

Autore:
Patrizia Baldi
Indirizzo:
Via Filodrammatici, 2, Milano, Metropolitan City of Milan, Italy

«I hear that access to the Scala is denied to Jews. Music, like air and sunlight, should be for all. When, in these hard times, this consolation is denied to a human being for reasons of race and religion, then I, both as Christian and artist, feel that I can no longer co-operate».
Erich Kleiber

( Musical Notes from Abroad, in “Musical Times” vol 80, n. 1154, aprile 1939, p. 306.)

Tempio indiscusso della lirica, viene edificato per volere di Maria Teresa d’Austria, dopo l’incendio del Regio Ducal Teatro nel 1776, nell’area dove sorgeva la trecentesca chiesa di Santa Maria alla Scala. Il progetto è affidato all’architetto neoclassico Giuseppe Piermarini che lo porterà a termine nel 1778.

Nel dicembre 1938, a poca distanza dall’approvazione delle leggi antiebraiche fasciste, il maestro viennese Erich Kleiber, illustre direttore d’orchestra, invitato a dirigere il Fidelio di Beethoven in programma al Teatro alla Scala per il mese di marzo 1939, si è rifiutato di accogliere l’incarico in ragione della revoca degli abbonamenti già acquistati da ebrei per la successiva stagione lirica scaligera.

Il Teatro è andato oltre rispetto a quanto previsto dalla normativa razzista: non si è limitato a licenziare il personale di “razza ebraica”, sollevando, tra gli altri, il maestro del coro, Vittore Veneziani, ma ha preso l’iniziativa di allontanare dal più importante tempio della lirica anche il pubblico ebraico.

La notizia della rinuncia di Kleiber ha risonanza sulla stampa nazionale come su quella straniera.

La Scala è così costretta a ribattere con un comunicato nel quale dichiara che il ritiro di Kleiber non è giustificabile per le ragioni da lui addotte e che non sono fondate le voci dell’allontanamento degli abbonati ebrei. La direzione del teatro si rende conto di aver fatto un passo falso, visto il clamore suscitato da una decisione che non ha precedenti, ma non retrocede. Unica deroga: consentire agli appassionati di lirica esclusi di acquistare i biglietti per le singole rappresentazioni.

Vittore Veneziani, che ha lavorato per ben diciassette anni al teatro scaligero, si ripromette di non varcarne più la soglia sino al momento in cui potrà riprenderne la direzione del coro. Rifiuta di prendere incarichi in altri Paesi e si dedica alla direzione dei cori della scuola ebraica di via Eupili come delle comunità ebraiche di Milano, di Torino e di Firenze e alla composizione di musica sinagogale. Riparato nel 1944 a Roveredo in Svizzera, prosegue con la direzione di cori a beneficio dei rifugiati. A guerra finita torna alla direzione del coro scaligero insieme al maestro Arturo Toscanini, che lo vuole la sera dell’11 maggio 1946 all’inaugurazione del ricostruito teatro, pesantemente colpito dai bombardamenti dell’agosto 1943.

Bibliografia:
  • A. Capristo, La Scala, gli ebrei ed Erich Kleiber. Una vicenda antisemita del dicembre 1938 , estratto da “Quaderni di storia”, n. 67, gennaio-giugno 2008, Dedalo Bari, pp. 206-220.
  • G. Lopez, Ricordo di Vittore Veneziani , in “Rassegna Mensile di Israel”, XXIV, n. 1, gennaio 1958, pp. 156-165.
  • E. Collotti, Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali in Italia , Laterza, Roma-Bari 2013.